Recensione della Bussola Recta DP 6

Bussola chiusa

Bussola chiusa

Strumento indispensabile per l’escursionista, la bussola. Elemento che, in accoppiata con una cartina del luogo, non può mancare nell’equipaggiamento da portare in montagna. In cantiere ci sono alcuni articoli dedicati all’uso basilare di bussola e cartina, nonché alle più elementari tecniche di orientamento, ma per oggi ci limitiamo alla recensione di quella che è la mia bussola, una Recta DP 6.

La DP 6 è una bussola ibrida, che coniuga le caratteristiche per il carteggio, ovvero l’utilizzo sulle cartine, e quelle per il rilevamento, ovvero l’utilizzo sul campo. Le sue principali peculiarità, prese dal sito della ditta produttrice, sono:

  • Regolazione della declinazione magnetica
  • Clinometro per la misurazione trasversale e longitudinale delle inclinazioni
  • Marchi luminosi
  • Tabella di conversione nel retro dello specchio
  • Scala laterale in centimetri
  • Gradazione a 360°
  • Dimensioni 67 x 45 x 22 mm (da chiusa)
  • Peso 55 grammi

È accompagnata da un mini-cacciavite per regolare la declinazione magnetica e da un libretto di istruzioni, disponibile anche in PDF sul sito della Recta, che illustra le fondamentali modalità di impiego di bussola e cartina (le stesse di cui parlerò nei futuri articoli accennati all’inizio della recensione). Devo ammettere che mi ha molto stupito notare che nel mio libretto di istruzioni ci sono evidenti errori di stampa, tutti nella parte riguardante la lingua italiana. Nella fattispecie le parti riguardanti la Regolazione della declinazione, l’Impiego, la Scala laterale e l’Angolo di direzione sono stampate due volte. È ovviamente un difetto veniale, che non influenza la qualità della bussola, ma una disattenzione così evidente lascia perplessi.

Prima di passare alle considerazioni, come sempre diamo un’occhiata al prodotto. 🙂

Il principale pregio, a mio avviso, di questa bussola è la compattezza e la leggerezza. Da chiusa occupa veramente poco spazio, è visivamente elegante e pesa un nonnulla. Inoltre avere una sola bussola che svolge le funzioni di carteggio e quelle di rilevamento è un aspetto da non trascurare, in quanto permette di effettuare tutte le normali operazioni di orientamento con un solo strumento, risparmiando così spazio, soldi, peso, ingombro e facilitando lo studio e l’utilizzo della DP 6, rispetto al dover imparare a conoscere due bussole diverse per ognuno dei due aspetti. Avere una bussola ibrida è stata una scelta che ho messo in chiaro fin da subito, proprio per questi motivi. Sulla scatola, visibili fin da chiusa, si possono notare i mirini utili per il rilevamento. Sul lato sinistro è poi presente un righello, con tacche distanti l’una dall’altra 5 millimetri.

Aprendola si può vedere la ghiera. All’esterno c’è la scala graduata, suddivisa in tacche da 2°. I numeri presenti sono i gradi divisi per 10, in questo modo anziché leggere 20 si leggerà 2, al posto di 340 c’è 34, e così via. All’inizio questa scelta potrebbe confondere, ma una volta preso coscienza di ciò, questo aspetto non desta preoccupazioni. Del resto questa rappresentazione favorisce l’eleganza formale dello strumento: esprimere per esteso i numeri equivarrebbe ad avere troppi numeri nella scala graduata della ghiera, con un’impressione globale di disordine. All’interno è riportata la stessa scala dell’esterno, inoltre vi sono l’ago magnetico, suddiviso in nord e sud, le tacche del nord con le rispettive tacche di deviazione, una tacca rossa mobile da utilizzare quando si sfrutta il clinometro, e infine un piccolo reticolato per seguire l’andamento dei meridiani della cartina. Sul retro sono presenti i gradi, segnati in rosso, associati all’uso del clinometro, a cui è collegata anche la tabella di conversione. Inoltre qui è presente la vite per regolare la declinazione magnetica.

Sempre da aperta si può rivelare lo specchio, utile per sfruttare la bussola in ambito di rilevamento. Con una piccola pressione verso l’esterno si può fermare lo specchio in modo che non si muova durante le operazioni di rilievo. Questo è tuttavia utile solo quando lo specchio è inclinato, quando invece è ancora orizzontale è libero di scorrere, con il risultato che riesce sempre a mettersi in mezzo quando non serve, ad esempio quando si deve carteggiare. 🙂 Ammetto che sarebbe stato più funzionale, per default, avere lo specchio dentro, aprendo la bussola, e si potesse farlo uscire solo quando risulta necessario, ossia per l’uso sul campo e non sulla carta.

Date le dimensioni ridotte della bussola, diventa difficile poter tracciare linee sufficientemente lunghe sulle cartine. Oltretutto la parte della ghiera è leggermente più stretta della scatola, dato che da chiusa vi alloggia dentro, quindi ai lati della bussola ci sono discontinuità: questo implica il dover usare un righello a parte, per sfruttare al meglio la bussola in ambito di carteggio. Se quindi il suo essere ibrida è uno dei punti di forza, è anche uno dei suoi punti deboli. Del resto questo è vero per tutte le scelte che cercano un compromesso tra due esigenze diverse e opposte. Per quanto riguarda il carteggio, nella fattispecie, si ha una zona trasparente molto piccola, quindi si ha una visione ridotta della cartina sottostante, e inoltre vi è l’ostacolo dello specchio che va su e giù, e che bisogna far sparire dentro la scatola ogni volta, per non essere d’intralcio. Infine, come detto, diventa difficile usare la stessa bussola come righello per tracciare linee abbastanza lunghe. Per il rilevamento invece la Recta DP 6 non mi sembra avere controindicazioni.

Sono comunque estremamente soddisfatto di possedere questa bussola. 🙂 I suoi difetti, che anche a un occhio poco esperto come il mio appaiono abbastanza evidenti, non sono mai diventati dei veri problemi, almeno per quanto riguarda le esperienze finora vissute. Questo perché scegliere una bussola ibrida comporta inevitabilmente un compromesso tra le diverse esigenze dell’orientamento. Nel ricercare un compromesso, la Recta DP 6 è una soluzione ottimale. Del resto, nonostante ciò che ho detto per quanto riguarda il carteggio, e che per dovere di recensione era necessario riportare, io non ho mai avuto difficoltà di sorta nell’utilizzarla, e questo non può che essere indice di ottima qualità.

La trovate in vendita su Amazon. 😉

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6 thoughts on “Recensione della Bussola Recta DP 6

    • Con una buona bussola e la cartina, e sapendo usare le due cose insieme, si risolvono un sacco di problemi. Il GPS può essere una cosa in più e può piacere o meno (io ancora non mi sono posto il problema, anche per una questione economica), ma non credo si possa sostituire alla bussola. Del resto le batterie possono finire, il segnale del satellite può andare e venire, mentre la bussola ti accompagna sempre, amica fedele. 😀

  1. Io mi porto la mia vecchia Wilkie, una bussola prismatica con clinometro che comprai quand’ero studente di geologia. Ha la bolla d’acqua per mantenerla in piano e anche la filettatura per attaccare il treppiede. Non conosco quella che hai tu.

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