Trekking Alta Via delle Alpi Apuane

Tappa preliminare - Sentiero 185

Tappa preliminare – Sentiero 185

Sono rientrato dal mio secondo trekking, il primo che porto a compimento. L’Alta Via delle Alpi Apuane è il percorso che mi ha visto impegnato per otto giorni sui monti della Toscana. Un’esperienza meravigliosa, per ora la più intensa ed emozionante della mia vita. 😀 Spero di riuscire a renderle merito con questo resoconto. Il trekking consiste in una traversata di sette tappe della catena montuosa delle Apuane da nord-ovest a sud-est, con una tappa preliminare che permette di raggiungere tramite sentiero escursionistico – e non tramite strada asfaltata – il punto di partenza del trekking vero e proprio, il Rifugio Carrara, a 1320 metri di quota. Quindi il resoconto – e le relative foto – saranno divise per tappe, in modo da fornire il maggior numero di informazioni a chi è interessato a questo percorso.

Tappa preliminare – Da Castelpoggio al Rifugio Carrara (29/08/2013)

La partenza per la tappa preliminare è dal paese di Castelpoggio, raggiungibile in autobus dalla città di Carrara. Appena scesi dall’autobus ci si ritrova subito di fronte all’inizio del sentiero n° 185, che conduce al Rifugio Carrara. Tiriamo fuori dagli zaini i bastoni da trekking e ci avviamo: l’emozione per l’inizio dell’Alta Via è tanta.

Il sentiero è ben segnalato, qualcosa che in Sardegna non si è mai visto. Ci sono pure i cartelli per indicare i bivi e i tempi residui di percorrenza per le varie destinazioni. Questo aspetto sarà una costante per tutto il trekking, e noi non siamo affatto abituati a una precisione così buona nella segnaletica, quindi è un continuo apprezzamento. La tappa è tutta in salita, con un dislivello di 800 metri da compiere in tre ore. Ci addentriamo in un bosco in cui si alternano zone calde e zone fresche, anche se io ho trovato prevalente il fresco. L’abitudine a camminare si è un po’ persa durante l’estate, quindi sentiamo fin da subito la fatica per la salita.

Tappa preliminare - Arco di pietra lungo il percorso

Tappa preliminare – Arco di pietra lungo il percorso

Il bosco è completamente diverso da quelli sardi, gli alberi sono alti e i rami pendono dall’alto.

A circa metà tappa, al Passo della Gabellaccia, a 895 metri di quota, inizia a piovere. Superiamo una strada asfaltata e ci rimettiamo nel bosco. La pioggia diventa sempre più forte, per fortuna abbiamo di che coprire noi e gli zaini. Ciononostante siamo zuppi. La fatica si fa sentire ancora, perché come dicevo la tappa è esclusivamente in salita. Dopo altre due ore di cammino arriviamo in vista di alcune costruzioni, ma nessuna di queste è il rifugio. Dato che non esistono rifugi CAI in Sardegna, la mia esperienza a riguardo è proprio nulla. I panorami che si aprono fino al mare sono stupendi, nonostante la pioggia devo fermarmi a fotografarli.

Proseguiamo e incontriamo una strada asfaltata, con i segnavia bianchi e rossi che continuano a guidarci fino al rifugio. Gli ultimi minuti di cammino sono i più rapidi, sospinti dalla vicinanza della meta. Infine arriviamo, davanti a noi c’è il Rifugio Carrara. Siamo a 1320 metri di quota. Lasciamo le scarpe all’ingresso e indossiamo le ciabatte: è ora di farsi una bella doccia calda.

Tappa preliminare - Vista dal Rifugio Carrara

Tappa preliminare – Vista dal Rifugio Carrara

Uno degli ospiti del rifugio è un escursionista che abbiamo visto anche a Carrara, in attesa dell’autobus. Anche lui, come noi, è lì per percorrere l’Alta Via. Che enorme coincidenza! 🙂

Tappa #1 – Dal Rifugio Carrara al Rifugio Orto di Donna (30/08/2013)

Questa tappa si è rivelata la più faticosa, sia fisicamente che psicologicamente. Dal Rifugio Carrara abbiamo preso il sentiero n° 173, che porta alla Capanna Garnerone. Dopo aver oltrepassato la Foce di Pianza abbiamo iniziato a trovare le prime difficoltà tecniche della giornata: passaggi ripidi su terreno pietroso. Proseguendo si arriva al versante nord-ovest del Monte Sagro, con un tratto esposto attrezzato con cavi. Per quanto mi riguarda non l’ho trovato così difficile, a differenza dei tratti pietrosi che lo precedono. Le difficoltà vere, per me, sono arrivate successivamente, con un canale ripido in discesa con molte pietre, che ha messo a dura prova le mie gambe e mi ha distrutto. Considerando che stava minacciando di piovere, il peso è stato anche psicologico.

Tappa #1 - La cava sotto il monte

Tappa #1 – La cava sotto il monte

Subito dopo incontriamo un gruppo di quattro persone, due ragazzi e due ragazze, che sta percorrendo l’Alta Via al contrario. Uno scambio di saluti e poi si prosegue, ognuno dalla sua parte. Le difficoltà del sentiero 173 hanno continuato a farsi sentire fino alla Capanna Garnerone, e hanno fatto allungare di molto i tempi. Alla Capanna ci arriviamo stanchi, desolati e in ritardo. Con l’odio nel cuore per il 173 abbiamo proseguito sul n° 37 verso la Foce di Giovo, ma abbiamo cantato vittoria troppo presto. Il 37 è addirittura peggiore, dal nostro punto di vista, del precedente e con la fatica e lo stress accumulati è impegnativo all’inverosimile, dato che il sentiero è poco visibile.

Da Foce di Giovo al Rifugio Orto di Donna sono quaranta minuti, secondo il cartello, ma tutto ciò che abbiamo vissuto fa dilatare ancora di più i tempi. Appena giungiamo in vista del rifugio, lungo il sentiero n° 179, chiamo per avvisare che arriveremo in ritardo. Proseguiamo dentro un bosco, ma il passo è affaticato e lento. I piedi mi pulsano dolorosamente, il ritardo è sempre più forte e fa buio. Accendiamo le lampade frontali e procediamo ancora più lentamente per non perdere i segnavia. L’atmosfera del bosco di notte è da puro film horror, ma mi guardo bene da fare quest’osservazione sul momento. 🙂

Continuando vediamo luci in lontananza e sentiamo delle voci. Ci sono venuti incontro, nonostante una chiamata ricevuta da Stefania, il gestore del rifugio, che era arrabbiata per il ritardo. Quando invece ci incontriamo, assieme a un ragazzo di nome Daniele, è sorridente e gentile. I due ci scortano fino a Orto di Donna, nel buio più totale. Dentro al rifugio ci sono altri escursionisti, tra cui quello incontrato al Rifugio Carrara, Mauro, che sta facendo anche lui l’Alta Via.

Tappa #1 - Tramonto sulle montagne

Tappa #1 – Tramonto sulle montagne

Nonostante l’ora sia tarda ci portano comunque la cena, che mangiamo con la bocca dello stomaco chiusa dalla fatica. Prendiamo possesso della camera e ci ristoriamo con una doccia calda. All’Orto di Donna sono tutti gentili, ma purtroppo ho poco tempo per esplorarlo bene: è ora di riposare.

Tappa #2 – Dal Rifugio Orto di Donna al Rifugio Nello Conti (31/08/2013)

Seguendo le indicazioni di Stefania proseguiamo lungo il 179, superiamo una pietraia ed entriamo in un bosco. Superiamo il Monte Cavallo e il Monte Contrario, arrivando così alla Foce di Cardeto. Lungo il cammino incontriamo diverse persone, un affollamento a cui non siamo abituati. Dopo la foce proseguiamo fino a una cava di marmo, sempre incontrando altri escursionisti. Dalla cima della cava occorre salire verso la cresta del Monte Tambura. La salita è ripida e su rocce a strapiombo. Inizio ad avere paura, un principio di attacco di panico. È il momento che ho vissuto peggio di tutta l’Alta Via. Non so come, ma arrivo vivo sul Monte Crispo e da lì inizia la traversata sulla cresta del Tambura. La paura passa.

Tappa #2 - Panorama dalla Foce di Cardeto

Tappa #2 – Panorama dalla Foce di Cardeto

Lungo il percorso incontriamo tanti gruppi di escursionisti, è incredibile, almeno per noi. Comunque il sentiero è largo e facile, e i panorami mozzano il fiato. L’ansia di poco prima è del tutto scomparsa, un lontano ricordo. Dopo alcune punte minori arriviamo al Tambura vero e proprio, a quota 1890 metri. È il momento più bello dell’Alta Via, secondo me. 🙂 C’è la croce di vetta e approfittiamo di uno degli altri escursionisti per farci fare una foto. Sono proprio felice per questo trekking. 😀

Scendiamo dall’altro versante verso il Passo della Tambura, seguendo un sentiero ripido su rocce, ma comunque agevole. Alcuni escursionisti con cui abbiamo parlato durante la traversata hanno un loro sito web, e ci lasciano il loro nome, sono i Torelli Rampanti. Dopo una pausa merenda a metà strada, finiamo di scendere e arriviamo al Passo della Tambura, dove ci fermiamo per pranzare. L’emozione è tantissima, ma anche la stanchezza lo è. Il Rifugio Nello Conti è vicino e quindi ci mettiamo subito in cammino sul sentiero n° 35. Il percorso è a tratti roccioso e a tratti terroso, sotto il sole la fatica accumulata si fa ancor di più sentire. Tuttavia la visione da lontano di alcuni cartelli rincuora lo spirito. 🙂 Arrivati, i cartelli ci informano che al rifugio mancano cinque minuti.

Tappa #2 - La cresta del Monte Tambura

Tappa #2 – La cresta del Monte Tambura

Proseguiamo e arriviamo: sono le 17:10 ed è ancora presto, abbiamo tutto il tempo di lavarci, rilassarci e studiare la tappa successiva. Al rifugio ci sono anche due escursionisti tedeschi, che hanno compiuto lo stesso tragitto che attende noi il giorno dopo, ma al contrario. Secondo il loro passo ci hanno impiegato sette ore, andando lenti, quindi supponiamo di metterci più o meno lo stesso tempo.

Tappa #3 – Dal Rifugio Nello Conti al paese di Arni (01/09/2013)

Il posto tappa ufficiale dell’Alta Via è in realtà il Rifugio Puliti, ma già prima di partire il gestore mi aveva contattato per dirmi che il rifugio chiudeva per mancanza d’acqua. In alternativa avevamo prenotato al Rifugio Il Robbio, pensando di allungare di un paio d’ore la tappa, ma con la fatica accumulata nei giorni precedenti preferiamo arrivare ad Arni, dove il gestore del Puliti ci aveva indicato un hotel in cui pernottare in alternativa al suo rifugio. 🙂

Tappa #3 - Lungo la Via Vandelli

Tappa #3 – Lungo la Via Vandelli

Al Rifugio Conti dormo malissimo, quindi la giornata si rivela la più faticosa dal punto di vista fisico. Il cammino inizia sullo stesso sentiero che ci ha portati al rifugio, il 35, noto anche come Via Vandelli. Il tratto già percorso il giorno prima secondo me è un po’ noioso. A questo si aggiunge la fatica per non aver riposato di notte e il dolore alle gambe che in questo modo non si è minimamente attutito. La giornata si prospetta faticosa, insomma.

Il 35 ci riporta al Passo della Tambura, oltre il quale continuiamo sullo stesso sentiero scendendo a valle. Per fortuna, dopo intere giornate tra rocce e pietre, il sentiero effettua una serie di tornanti all’interno di una faggeta. Per questo motivo direi che quel pezzo della Via Vandelli è molto più interessante del precedente. 🙂 Proseguendo la discesa verso la Valle di Arnetola, arriviamo alle Cave di Formignacola. Per fortuna è domenica e non c’è nessuno al lavoro e possiamo procedere tranquillamente fino al bivio con il sentiero n° 31.

Tappa #3 - Vista dal Passo di Sella

Tappa #3 – Vista dal Passo di Sella

La salita che ci aspetta spezza il fiato… Il 31 entra in un bosco ed è caratterizzato, almeno per quel tratto, da un ampio dislivello senza pause. Considerando la fatica già accumulata e il dolore alle gambe, la traversata dentro il bosco diventa a dir poco odiosa. L’obiettivo è il Passo di Sella, a quota 1500 metri, ma rimaniamo dentro il bosco per un’eternità. Quando ormai non ne possiamo più, il sentiero si apre sul fianco del monte. Il passo è in vista, ma per arrivarci occorre ancora attraversare un intricato cespuglio di lamponi, facendoci strada con i bastoni. Certo, avessi avuto il machete… 🙂

Infine, incredibile a dirsi, siamo sul Passo di Sella. Il panorama non è granché, cosa che non ci ripaga nemmeno della salita. Alcune lapidi poco più in là, vicino a una via ferrata ora chiusa, aggiungono un tocco inquietante. Ci sediamo e pranziamo, salutando altri escursionisti che passano di là. Una volta finito di mangiare scendiamo verso la via marmifera che conduce al paese di Arni. La strada è in discesa e il nostro passo è lento. La fatica, che mi ha accompagnato tutto il giorno, non dà un attimo di tregua. È tutto bianco, tutto desolato. Arriviamo alla cava di marmo e l’immobilità dovuta alla domenica ha un che di apocalittico. E se fosse finito il mondo mentre eravamo sui monti??

Tappa #3 - Scendendo lungo la via marmifera

Tappa #3 – Scendendo lungo la via marmifera

Scendiamo e scendiamo, tenendo in vista le costruzioni che rivelano la presenza di Arni. Quando arriviamo al paese la desolazione continua. Chiediamo informazioni sull’hotel Aronte, ma non sono soddisfacenti. Arni si sviluppa a pezzi, a gruppi di case e non c’è neanche un esercizio commerciale. È piuttosto inquietante. Alla fine arriviamo all’hotel, su cui stendiamo un velo pietoso e diciamo una sola parola: improbabile.

A cena mangiamo insieme a Mauro e discutiamo della tappa successiva. Dato che l’Aronte non è un posto tappa ufficiale, anche la tappa di domani non sarà ufficiale. Mauro alla fine opta per tornare al Rifugio Puliti e da lì proseguire con il percorso classico, mentre noi decidiamo una via alternativa per raggiungere il rifugio successivo.

Tappa #4 – Da Arni al Rifugio Del Freo (02/09/2013)

Dopo aver fatto colazione e ripreso gli zaini, ci dirigiamo verso quella che sarà la nostra quarta tappa. Dato che non abbiamo le forze e la voglia di tornare verso il Puliti e fare il percorso ufficiale, abbiamo deciso di arrivare al Rifugio Del Freo iniziando dal sentiero n° 128, che passa per il Puntato. Da lì potremo scegliere se prendere il n° 11 per portarci sul n° 129 e così fare almeno l’ultimo pezzo della tappa ufficiale, oppure proseguire fino al rifugio sul sentiero 128. Con questo progetto in mente continuiamo lungo la strada asfaltata da Arni e arriviamo in località Tre Fiumi, dove inizia il 128.

Tappa #4 - Albero piegato nel sentiero 128

Tappa #4 – Albero piegato nel sentiero 128

Il sentiero si sviluppa tutto dentro un bosco. Il fresco e la salita poco accentuata rendono gradevole il cammino. 🙂 Si continua a salire fino a trovare il bivio per il Rifugio Il Robbio. In effetti, considerando quanto eravamo stanchi il giorno prima, quelle due ore e più da Arni fino al Robbio sarebbero state terribili. Abbiamo fatto bene a fermarci all’Aronte. 🙂

Ci lasciamo il rifugio alle spalle e proseguiamo lungo il sentiero, fino al bivio con il n° 11. Qui decidiamo di proseguire sul 128, che ci porterà direttamente al posto tappa. Pranziamo con delle merendine prese dalla colazione all’hotel e poi continuiamo su un tratto comune tra 128 e 11. Ci sono degli alberi ai due lati e sembra quasi che formino un corridoio naturale, è un bel tratto da percorrere. 🙂 Iniziamo anche a incontrare dei ruderi e delle costruzioni, che per me contribuiscono efficacemente al fascino e all’atmosfera del sentiero. Dopo un tratto in piano riprende la salita nel bosco, questa volta con un’alta pendenza che ci costringe a numerose pause. Tuttavia anche quella salita finisce e sempre dentro al bosco, in piano e al fresco, proseguiamo riprendendo fiato. A un certo punto vediamo un cartello d’avviso per la Tana dell’Omo Selvatico, una buca molto profonda che si perde nell’oscurità.

Tappa #4 - Il Rifugio Del Freo

Tappa #4 – Il Rifugio Del Freo

Dopo le foto continuiamo sul 128 fino ad arrivare a una vallata. Superiamo una fonte con un filo misero d’acqua e dopo pochi minuti arriviamo al Rifugio Del Freo. Ci accoglie Emanuela, e un’asina attende davanti alla porta. 🙂 Siamo arrivati molto presto, dato che la nostra tappa alternativa era breve, per cui abbiamo un sacco di tempo per rilassarci. Più tardi giunge al rifugio anche Mauro, dopo aver fatto la tappa ufficiale.

A cena l’atmosfera è stupenda. Mangiamo assieme a Emanuela e a Francesca, la cuoca – bravissima e simpaticissima – e ad altri ragazzi, tra cui Laura, che ritroveremo al lavoro nel rifugio successivo. Il Rifugio Del Freo, devo ammetterlo, è quello che mi è piaciuto di più in tutta l’Alta Via. 🙂

Tappa #5 – Dal Rifugio Del Freo al Rifugio Rossi (03/09/2013)

Tappa #5 - Asina al Rifugio Del Freo

Tappa #5 – Asina al Rifugio Del Freo

Tappa breve, questa, la più breve di tutto il percorso ufficiale. Dal Del Freo siamo andati verso la Foce di Mosceta, e qui abbiamo sbagliato sentiero. Appena ci siamo accorti dell’errore, abbiamo capito di essere sul sentiero n° 124 anziché sul n° 126 che interessava a noi. Una volta sul sentiero giusto inizia una salita, non troppo accentuata, verso il Colle della Pania, montagna che sovrasta la valle in cui ci troviamo. Durante la salita incontriamo i ragazzi che erano con noi a cena al Del Freo, di ritorno dopo aver accompagnato la ragazza, Laura, al Rifugio Rossi, meta di questa giornata. I loro complimenti per la nostra camminata sull’Alta Via mi entusiasmano molto. 🙂

Sempre salendo incontriamo una coppia con una bambina piccola. È bello incontrare così tante persone, e la Pania è affollata quasi quanto lo era il Tambura. Una volta arrivati in cima al Colle della Pania, a circa 1800 metri di altezza, iniziamo la discesa verso il rifugio, ormai in vista a valle. La discesa è tutta su tratti rocciosi, che rallentano il passo e ci costringono a fare ancora più attenzione. Cose di cui non si preoccupa un signore che va talmente veloce da sembrare un corridore. Lo guardo stupito mentre divora il terreno. Io vado lento. 🙂

Tappa #5 - Scendendo verso il Rifugio Rossi

Tappa #5 – Scendendo verso il Rifugio Rossi

Arrivati giù siamo alla Focetta del Puntone e da qui seguiamo il sentiero n° 7 che ci porta in pochi minuti al Rifugio Rossi. Anche oggi arriviamo molto presto, quindi possiamo godere di un sacco di tempo libero. Il rifugio è piccolo e purtroppo ha poca acqua per dei problemi alla sorgente.

Tappa #6 – Dal Rifugio Rossi al Rifugio Forte dei Marmi (04/09/2013)

Dal Rossi torniamo alla Focetta del Puntone e continuiamo sul n° 7 passando per il Passo degli Uomini della Neve. Qui ci sono due tratti esposti, brevi e attrezzati con catene. Noi non abbiamo avuto difficoltà nel passarci, il passaggio è agevole in questo periodo dell’anno. Ben altra cosa, immagino, se dovesse esserci ghiaccio o neve…

Continuando la discesa arriviamo a Foce di Valli, dove decidiamo per una variazione dal percorso ufficiale. Anziché percorrere il sentiero n° 110 verso Monte Forato, che prevede una difficoltà EE, prendiamo in discesa il sentiero n° 130, verso un bosco. Dopo poco tempo arriviamo al bivio con il n° 131 che si sviluppa parallelamente al 110, ma è più facile. 🙂 Dunque continuiamo nel bosco con il 131 fino alla Casa di Monte e infine alla Foce di Petrosciana, dove ci reinseriamo nel percorso ufficiale dell’Alta Via. In quella zona incontriamo due escursionisti anziani: questa passione è proprio per tutte le età!

Tappa #6 - Panorama lungo il sentiero

Tappa #6 – Panorama lungo il sentiero

Dalla foce facciamo un piccolo tratto sul n° 6 fino a inserirci nel n° 109, diretti alla Foce delle Porchette. Il sentiero si sviluppa nel bosco, ma poco prima dell’arrivo alla foce passa su pietre e rocce grandi, costringendoci a salire a quattro zampe. È tutto molto avventuroso e molto divertente. 🙂 Dalla Foce delle Porchette iniziamo a camminare sul sentiero n° 8, diretti verso la Fonte Moscoso, prima sorgente incontrata lungo l’Alta Via. L’acqua fresca è un vero toccasana nell’afa di questa giornata. Dopo esserci riempiti le borracce con somma gioia, riprendiamo il cammino. Siamo su un tratto boscoso e attendiamo il bivio con il sentiero n° 121. Una volta trovato inizia una salita che porta verso il Monte Procinto, aggirandolo da nord e poi da ovest. La salita si rivela molto faticosa, perché proprio vicino alla fine si sente tantissimo il caldo della giornata. Rispetto al fresco degli altri giorni, quest’afa è terribile. Per fortuna l’acqua fresca presa alla sorgente ci consente di andare avanti senza soffrire troppo.

Tappa #6 - Salendo su rocce

Tappa #6 – Salendo su rocce

Il sentiero inizia poi a scendere di nuovo nel bosco, ma il caldo non ci abbandona più. Superiamo un bivio per una falesia, poi giungiamo in vista di una seconda fonte. Qui i cartelli indicano il sentiero n° 5 per il Rifugio Forte dei Marmi, la cui vicinanza è confermata dalla presenza di altri escursionisti. Arriviamo stremati non tanto dalla fatica, ma dall’onnipresente caldo. Prendiamo possesso della camera e ci concediamo una bella doccia. Direi proprio che è la doccia più soddisfacente dell’Alta Via. 🙂

È prestissimo, passiamo diverse ore in completo relax. La cena è all’aperto, su una terrazza da cui si può vedere il tramonto sul mare. È uno spettacolo meraviglioso, stupendo, da cui non riesco a staccare gli occhi. 🙂

Tappa #7 – Dal Rifugio Forte dei Marmi al paese di Casoli (05/09/2013)

Partiamo dal Forte dei Marmi molto presto, per essere sicuri di arrivare a Casoli, meta finale dell’Alta Via, in tempo per l’autobus che conduce alla città di Camaiore. Nella fretta di uscire e di lasciare il rifugio, ci dimentichiamo addirittura il pranzo al sacco…

Tappa #7 - Panorama dalla Foce del Pallone

Tappa #7 – Panorama dalla Foce del Pallone

Il sentiero è ancora il n° 5, sale sul fianco della montagna verso Callare di Matanna. La salita, per quanto sia fresco di mattina, è abbastanza odiosa subito dopo aver fatto colazione. I panorami sono rovinati dai tralicci della corrente elettrica. Insomma, non è che la giornata cominci per il meglio, visto anche il dolore alla giuntura della gamba che mi perseguita dal giorno prima. Arrivati al Callare comincia la discesa verso valle. La successiva locazione attraverso cui passare è Alto Matanna, un rifugio che è già in vista. Una volta arrivati lì, circondati da cani e cavalli, ci mettiamo un po’ a trovare l’innesto del sentiero n° 3 che dobbiamo seguire fino alla Foce del Pallone. Da qui il percorso è agevole e il panorama verso il mare è stupendo. Si vede tutta la vallata. 🙂

Continuiamo sul n° 101 fino alla successiva meta, la Foce del Crocione o Foce del Termine. Qui incontriamo Mauro, noi proseguiamo lungo la variante del sentiero n° 2, per risparmiare un’ora di cammino, lui sceglie il percorso più lungo. Il n° 2 è un sentiero che va tutto in discesa fino al paese di Casoli. Dapprima scende in terreno aperto, poi entra in un boschetto con nuvoloni di insetti fastidiosi e terreno acquoso, in seguito si sviluppa sulle rocce sul fianco del monte e infine si infila nel bosco, concedendoci un po’ di pace dopo il caldo dei tratti aperti. All’interno del bosco incontriamo un gregge di capre con relativo pastore e poi un fiume, il Rio Lombricese, primo e unico corso d’acqua dell’Alta Via. 🙂

Tappa #7 - Ormai in vista di Casoli

Tappa #7 – Ormai in vista di Casoli

Proseguiamo fino a concludere il nostro trekking, arrivando a Casoli. Pranziamo in un bar e ci spostiamo in piazza per attendere l’autobus per Camaiore. Abbiamo finito l’Alta Via, è stato un trekking bellissimo! 😀

Ore di cammino:

  • Tappa preliminare: 3 ore e 10 minuti
  • Tappa #1: 11 ore (abbiamo raddoppiato praticamente i tempi previsti…)
  • Tappa #2:  6 ore e 20 minuti
  • Tappa #3: 6 ore e 30 minuti
  • Tappa #4: 4 ore e 30 minuti
  • Tappa #5: 3 ore e 5 minuti
  • Tappa #6: 4 ore e 30 minuti
  • Tappa #7: 4 ore

Dislivelli: (calcolati approssimativamente con la cartina)

  • Tappa preliminare: 800 m in salita
  • Tappa #1: 800 m in salita, 350 m in discesa
  • Tappa #2: 550 m in salita, 525 m in discesa
  • Tappa #3: 625 m in salita, 1000 m in discesa
  • Tappa #4: 550 m in salita, 350 m in discesa
  • Tappa #5: 650 m in salita, 200 m in discesa
  • Tappa #6: 300 m in salita, 1025 m in discesa
  • Tappa #7: 275 m in salita, 750 m in discesa
  • Dislivello totale: 4550 m in salita, 4200 in discesa
  • Dislivello medio: 570 m in salita, 525 m in discesa

Avvistamenti:

  • Due greggi di capre
  • Un’asina
  • Coleotteri verdi (cetonie)

Memo:

  • Quando si prevede di dormire in rifugi con camerate collettive, portarsi dietro i tappi per le orecchie
  • Comprare un nuovo cellulare, ché il mio perde carica della batteria anche quando lo tengo spento…
  • Comprare un altimetro
  • Comprare un asciugamano in microfibra grande
  • Comprare un cappellino più adatto all’escursionismo
  • Comprare un nuovo paio di bastoni da trekking, ché quelli LIDL hanno una chiusura per niente stabile

Link utili per l’Alta Via delle Alpi Apuane:

Ed ecco ulteriori foto scattate durante il trekking (per ingrandirle basta cliccarci sopra):

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9 thoughts on “Trekking Alta Via delle Alpi Apuane

  1. Spettacolo!
    Leggendo il resoconto ti posso assicurare che era come se ci fossi anche io (fatica esclusa). Ti invidi, sai? Non ho mai avuto occasione di poter fare un trekking di questo tipo e chissà che prima o poi non riesca a esaudire questo sogno.
    E magari lo si potrebbe fare assieme, se il destino lo vorrà! 😉

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