Intervista a Corrado Conca

Oggi pubblico un nuovo formato di articolo per questo blog. Si tratta di un’intervista, il cui obiettivo è quello di fornire una panoramica del mondo outdoor sardo e del turismo montano nella mia regione, attraverso le parole di una delle figure professionali di maggior rilievo dell’isola, Corrado Conca. Guida professionista e autore di numerosi libri dedicati alle attività montane, Corrado ha accettato di rispondere ad alcune domande sulla situazione della Sardegna.

Foto in concessione da Corrado Conca

Foto in concessione da Corrado Conca

Ciao, Corrado! Come prima domanda ti chiedo di presentarti brevemente ai lettori, a vantaggio di chi non ti conosce già come persona o come professionista.

Ciao, anche se sono un po’ allergico alle auto-presentazioni posso dire brevemente che mi occupo di escursionismo e ambiente da oltre trent’anni. Sono Guida Escursionistica – attività che svolgo regolarmente e che è la mia principale occupazione – e sono autore di una quindicina di guide di trekking, canyoning e arrampicata.

A livello generale come ti sembra la situazione attuale del turismo montano/outdoor in Sardegna?

Probabilmente io sono molto critico, ma non per partito preso. Sono critico perché da una vita osservo le enormi potenzialità della nostra Isola e vedo che queste non vengono sfruttate se non in minima parte. I numeri dei turisti che vengono per trascorrere le loro vacanze in Sardegna facendo trekking o altre attività outdoor sono interessanti e in crescita, ma ancora del tutto insignificanti se rapportati alle potenzialità che lo stesso mercato offre. Il turismo attivo è una nicchia del PIL turistico regionale, che già di per sé è piuttosto deludente. Eppure viviamo in un paradiso.

La rete sentieristica sarda presenta evidenti carenze, sia nella manutenzione sia nella disponibilità di strutture di appoggio e di reperibilità di informazioni affidabili su Internet. Questa situazione va contro tanto allo sviluppo del turismo quanto alla sicurezza degli escursionisti, isolani e non. Come pensi che si debba agire per valorizzare efficacemente i sentieri sardi?

Per rispondere compiutamente a questa domanda ci vorrebbe un mesetto, hai tempo?

Credo che per valorizzare ciò che il territorio naturale offre occorrano una serie di azioni coordinate che iniziano con una buona pianificazione e arrivano fino ad azioni di marketing. Si dovrebbe iniziare strutturando una serie di reti sentieristiche di intere sub-regioni, poi procedere pian piano alla sistemazione della segnaletica verticale e orizzontale e contestualmente integrare questi interventi con tutti quei servizi tipici dell’utenza escursionistica, cioè la realizzazione di rifugi e bivacchi (non necessariamente ex novo, dato che talvolta è sufficiente ripristinare piccoli edifici rurali già presenti). La fase finale di questo processo di valorizzazione terminerebbe con una azione di marketing territoriale che punti a promuovere le tipicità e unicità di ogni singolo territorio, che non potrebbe altrimenti reggere il confronto con altre eccellenze del Mediterraneo.

La realtà però è ben diversa. Quando si osservano i pochi interventi sul territorio si nota che sono scoordinati tra loro (spesso nemmeno la segnaletica realizzata dai comuni segue uno standard) e nella stragrande maggioranza dei casi si nota che non c’è dietro nemmeno un minimo di progettualità, ma si procede a segnalare un sentiero, anche isolatamente, solo perché si ritiene sia bello.

La Grande Traversata del Gennargentu

La Grande Traversata del Gennargentu

La tua ultima fatica è la pubblicazione della guida “Grande Traversata del Gennargentu”, dedicata a un trekking di tre giornate sui monti più alti dell’isola. Come nasce un percorso da trekking? Come si articola il lavoro che c’è dietro a una creazione e pubblicazione di questo tipo?

La Gtg segue la pubblicazione dell’altro volumetto dal titolo Grande Traversata del Supramonte. L’idea di fondo è quella di individuare dei percorsi ‘standard’ da proporre al mondo turistico escursionistico che spesso non ha il tempo o la voglia di andare a cercarsi sentieri e concatenamenti. Nascono in parte come aiuto alla scelta di un itinerario tra i mille possibili nel Supramonte o nel Gennargentu, inoltre hanno il valore aggiunto di avere in sé un nome riconoscibile, come oramai accade da trent’anni per il Selvaggio Blu o nelle Alpi e nell’Appennino.

Tecnicamente tutto deve nascere ovviamente da una conoscenza diffusa di un’area, alla quale segue un lavoro di osservazione cartografica per identificare il percorso più logico che ‘tocchi’ i principali attrattori di quel gruppo montuoso ma che possa anche garantire il reperimento dell’acqua, indispensabile per lo sviluppo di un trek di più giorni. La progettazione ovviamente deve essere seguita dal vero e proprio trekking, che deve essere testato anche quando le zone interessate sono ben conosciute, perché deve essere necessariamente vissuto con la stessa logistica (zaino pesante, bivacchi eccetera). La parte più faticosa, e forse anche la meno divertente, è proprio quella di riportare su carta quanto osservato in maniera minuziosa, che però non deve togliere all’escursionista il piacere della sorpresa e dell’esplorazione delle mille varianti possibili.

L’ultima fase, per me, è quella del test di quanto ho scritto, infatti solitamente consegno una versione beta del testo ad uno o due gruppi che non hanno mai percorso quel trekking, così da verificare che la descrizione sia sufficientemente sicura.

All’interno della guida citi anche una futura aggiunta denominata “Gtg-sud” e lo stesso percorso della GTG termina laddove ha inizio la “Grande Traversata del Supramonte”. Esiste la possibilità di creare quindi ulteriori concatenazioni di percorsi che si andranno ad agganciare alle GTG e GTS per formare itinerari di ancora più ampio respiro?

Sai, ai sogni non conviene mettere limiti, quindi secondo me – come forse per la maggior parte degli escursionisti sardi – tutta quell’area meriterebbe di essere valorizzata in maniera più seria, con la definizione di itinerari di ampio respiro che naturalmente vanno supportati da una serie di bivacchi e approvvigionamenti idrici (per esempio risistemando fontane o addirittura punti di raccolta di acqua piovana). La tipologia di bivacco che mi piacerebbe vedere in Sardegna, oltre ovviamente agli ovili tradizionali (come il Ziu Raffaele, solo per citarne uno, bellissimo, ma che andrebbe ottimizzato) è quella che l’Ente Foreste ha realizzato in alcune aree del Gennargentu, come il Bivacco Onistri, al quale tutto sommato mancano solo dei tavolati per potervi dormire e un servizio igienico, anche molto spartano, per evitare di ‘sporcare’ l’area circostante. Il problema, ad oggi, è che chi pianifica quei rifugi lo fa pensando ai pic-nic in famiglia, pertanto li realizza a due passi dalle strade, dove in realtà non hanno nessuna utilità ai fini escursionistici.

Secondo la tua esperienza come guida professionista, ma anche come addetto ai lavori che dispone di una particolare visione d’insieme della situazione attuale, quale attività outdoor è già molto sviluppata qui in Sardegna? Quale invece non ha ancora ricevuto le dovute attenzioni e meriterebbe secondo te di essere incentivata di più?

Oltre a quanto detto sulle reti sentieristiche e sull’assenza di rifugi (liberi o gestiti che siano), credo che un segmento di mercato che ha già ampiamente dimostrato di poter attrarre grandi numeri siano tutte le attività su roccia. Oltre all’arrampicata sportiva – che in alcuni centri dell’isola supera le 40.000 presenze all’anno – andrebbe valorizzata in maniera attenta (cioè senza fare disastri) anche la pratica delle vie ferrate. Abbiamo avuto modo di osservare che le vie ferrate in Sardegna attraggono numeri interessanti, ovviamente in crescita esponenziale, esattamente come accade nell’arco alpino (dove alcune vie ferrate sono purtroppo sovraffollate) o anche nella vicina Corsica. In Sardegna abbiamo numeri incoraggianti, la Via Ferrata del Cabirol viene percorsa da circa 2-3000 persone all’anno e quasi la metà di questi sono stranieri. In tanti casi si tratta di turisti che vengono in Sardegna appositamente perché sanno di poter percorrere delle vie ferrate.

Quale zona dell’isola secondo te si è mossa in maniera adeguata nello sviluppo del suo territorio in ottica del turismo outdoor? Quali zone invece presentano grandi potenzialità ancora inespresse a livello pratico?

Non mi piace fare il disfattista, ma purtroppo devo dire che nessuna parte dell’isola ha mai adottato dei provvedimenti adeguati alla crescita del turismo outdoor. Probabilmente il comune che più si è distinto in questi ultimi anni è quello di Baunei, che ha finalmente iniziato a valorizzare seriamente una selezione dei suoi infiniti sentieri e che tiene sotto controllo la crescita della presenza turistica nel suo vastissimo territorio. Tuttavia, qui come altrove, vi sono delle criticità che sfuggono, specie nell’immagine che si trasmette verso il visitatore. Ma naturalmente questo è solo il mio punto di vista.

Più in generale, in tutta la Sardegna, è estremamente diffusa la credenza che una efficiente rete sentieristica (con relativa informazione al vasto pubblico) possa sottrarre lavoro alle guide professionali, così come si ritiene ancora che un rifugio libero e gratuito possa sottrarre lavoro agli operatori della ricettività. Ovviamente non c’è niente di più falso e i volumi del PIL delle regioni che si sono mosse in tal senso lo possono dimostrare ampiamente, a meno che non si ritenga che la Sardegna non abbia le carte per diventare il principale centro di attrazione per l’escursionismo nel Mediterraneo.

Foto in concessione da Corrado Conca

Foto in concessione da Corrado Conca

Come vedi il ruolo dei social network e di Internet in generale nel mondo outdoor? In particolar modo nell’ambito delle professioni legate a queste attività (guide, istruttori, blogger, fotografi professionisti, etc) e nell’ambito della promozione del territorio e del turismo.

Certamente i social network hanno modificato sostanzialmente la promozione del territorio e degli operatori del mondo outdoor. Io stesso ne faccio largo uso, leggo molti approfondimenti sul marketing dei social media e tento di sperimentare modalità di comunicazione, seppure in maniera empirica. Il vero problema è che l’utente spesso non ha gli strumenti per capire se davanti a se ha un mago dei social network che però poi non conosce i sentieri come dovrebbe. Cioè, detto in altre parole, il rischio è che, dal grande sottobosco professionale, riescano ad emergere i più scaltri dal punto di vista tecnologico e non necessariamente i più bravi.

Anche in questo caso un po’ di coordinamento tra i professionisti non farebbe male, perché potrebbero supportarsi tra di loro, garantendo un livello minimo di qualità e diventando decisamente più visibili.

Se dovessi indicare un singolo luogo classico della Sardegna da visitare, quale sarebbe? E se dovessi indicare un singolo luogo poco conosciuto, quale sarebbe?

Ritengo sia impossibile indicare UN singolo luogo, sarebbe come suggerire di ascoltare una sola nota di una sinfonia, si perderebbe il senso dell’insieme, che è poi il vero valore di un territorio. Tuttavia capita, specie con chi ha poco tempo da trascorrere nell’Isola, di doversi trovare a suggerire una meta e a quel punto personalmente mi baso sulla zona in cui i turisti preferiscono muoversi. C’è poi da considerare anche il fatto che spesso gli escursionisti si muovono per mode, e i social network evidenziano e amplificano questo fenomeno, generando ulteriori moltiplicazioni di presenze in luoghi che non sono necessariamente i migliori del territorio.

Se devo basarmi sui commenti dei clienti che mi è capitato di accompagnare in questi anni ho visto che tra i luoghi che maggiormente piacciono c’è l’Isola Tavolara, ma ovviamente anche alcune escursioni nelle più remote zone dei Supramonte di Oliena e di Baunei. Tra i percorsi tecnici ovviamente godono di alti livelli di gradimento anche il canyonig, nel Rio Pitrisconi di San Teodoro o nel Riu ‘e Forru (zona Pirincanes), per non parlare ovviamente della Via Ferrata del Cabirol.

Quali sono i tuoi progetti attuali per l’immediato futuro? Cosa bolle in pentola?

Per ora mi sto occupando della nuova edizione di alcune mie guide, tra le quali Arrampicare a Cala Gonone e Il Sentiero Selvaggio Blu. Nel contempo, nella veste di editore, sto curando l’imminente uscita di due nuove guide, una si intitola “Sulle tracce dei pastori”, che descrive alcuni itinerari estremamente selvaggi tra i coiles del territorio di Baunei, ed è stato scritto da Sebastiano Maddanu. Subito dopo pubblicherò una nuova guida di mtb, scritta ancora una volta da Antonio Cocco, dove saranno descritti alcuni tra i più belli itinerari nell’Iglesiente. E poi ancora tanti altri progetti per il 2017, dei quali sarebbe prematuro parlare…

Ti ringrazio per avermi dedicato il tuo tempo per quest’intervista! Ciao e buon cammino!


Per approfondire le attività svolte da Corrado Conca vi lascio i siti web di riferimento:

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