Intervista a Lorenzo Franco Santin

Non so cosa ne pensate voi, ma a me i lunghi percorsi escursionistici affascinano in particolar modo. Sarà l’idea di camminare continuativamente in mezzo alla natura, senza pensare ad altro se non a mettere un passo dopo l’altro. Oggi parliamo proprio di itinerari di ampio respiro, con Lorenzo Franco Santin, fotografo che si è cimentato nei mesi scorsi con il Sentiero Italia, il percorso che attraversa tutto il territorio nazionale, dalla Sardegna alle Alpi.

Foto in concessione da Lorenzo Franco Santin

Foto in concessione da Lorenzo Franco Santin

Ciao, Lorenzo! Come prima domanda ti chiederei di presentarti brevemente, per chi non ti conosce come persona o professionista.

Ciao Gianluca, sono un ragazzo di 27 anni che generalmente è molto curioso riguardo la natura.
Forse da sempre, ma di certo lo sono molto di più da quando ho conosciuto la fotografia, che mi ha portato a conoscere le montagne e luoghi meno noti.

121 giorni lungo il Sentiero Italia, un’impresa non da poco. Come ti senti nel ripensare a quest’avventura?

Dopo aver attraversato Sardegna, Sicilia ed aver cavalcato tutto l’Appennino e metà delle Alpi di certo mi sento molto fortunato. Mi sento ricco di esperienze, che tutto sommato sono semplici, ma forse ormai molto lontane dalla realtà dei nostri giorni.
Sono molto soddisfatto del mio viaggio, ho visto (quasi) tutta l’Italia a piedi, sentendo ogni passo, e vivendo un sacco di emozioni. Sono sempre stato da solo, quindi non avevo grosse distrazioni oltre le mie sensazioni e così ho potuto vivere più intensamente ed a lungo.

Considerando la non omogeneità della segnaletica e della tenuta dei sentieri nelle diverse regioni italiane, come ti sei organizzato per seguire il tracciato? Hai usato libri particolari o altro materiale per prepararti e studiare il percorso?

Sono partito sapendo che avrei trovato problemi, almeno così mi avevano detto. Sinceramente speravo si sbagliassero; una volta sul campo è stato anche peggio.
Mi sono affidato ad una lista di luoghi che in maniera più o meno precisa mi permettevano di proseguire sul tracciato.
Ho utilizzato uno smartphone come GPS e mappa. Non avevo cartine con me, per risparmiare peso, spazio nello zaino ed evitare di rovinarle rendendone impossibile l’utilizzo quando necessario (spesso).
A casa mi ero preparato le tracce per ogni regione, alcune zone non ero riuscito a “collegarle” e confidavo di trovare informazioni direttamente sul campo cosa non sempre avvenuta.

A livello logistico come hai affrontato la questione del mangiare e del dormire?

Il cibo è stato un problema maggiore rispetto al dormire.
Il sentiero è nato come un lungo itinerario escursionistico e quindi presenta ogni 10/15 km un posto tappa. A volte si tratta di un rifugio, a volte di un bivacco, a volte di un paese, e altre semplicemente di un passo dove c’è una strada dove ci si dovrebbe far venire a prendere per farsi portare nell’alloggio più vicino.
Conoscendo i paesi che incontravo, mi informavo sulla presenza di alimentari (supermercati un raro lusso) ed in base alla frequenza mi rifornivo di viveri. A volte ho dovuto camminare più di 60km prima di incontrare l’alimentari successivo.
Per quanto riguarda il dormire, quando cominciava a fare buio cercavo un posto lungo il sentiero che ritenevo idoneo per passarci la notte dove stendevo il mio materassino e mi infilavo nel sacco a pelo. Ho sempre dormito a cielo aperto tranne qualche rara occasione.

Come pensi che ci si possa approcciare ai cammini di così ampio respiro nella vita di tutti i giorni, considerando impegni lavorativi e personali?

Questa è una domanda difficile.
Ognuno ha i personali motivi per partire come quelli per restare.
Chi parte, secondo me, non necessita di molti consigli. Imparerà quello che gli serve lungo il cammino.
Invece mi permetto di dire a chi ancora non è partito, che la parte difficile non sta nel viaggio; la parte difficile è dare inizio fisicamente al viaggio. Una volta partiti si è ormai dentro, qualsiasi cosa accada non fa più paura, fa parte del gioco!

Avendo attraversato gran parte del nostro Paese hai potuto conoscere tante realtà escursionistiche diverse. Quale zona ti ha colpito in positivo per la sua predisposizione e valorizzazione dei sentieri e quale invece non ti ha convinto molto da questo punto di vista?

La parte di sentiero che ricordo con più piacere è quella relativa al Piemonte, oltre 900km di Piemonte. I più difficili per il grande dislivello 80.000d+ e 80.000d- ma i paesaggi, i monti, i borghi che ho visto mi hanno davvero stupito molto positivamente!
Invece al sud sono stato meno soddisfatto, però c’è da dire che sono un po’ di parte, prediligo le quote sopra i 2000m.

Foto in concessione da Lorenzo Franco Santin

Foto in concessione da Lorenzo Franco Santin

Dopo 121 giorni hai lasciato il cammino per questioni climatiche. La prudenza è ovviamente fondamentale. Cosa ti senti di consigliare sul tema della sicurezza a chi vuole camminare in montagna?

Si parla spesso di montagna assassina, ma non sono per niente d’accordo.
Certo le condizioni possono essere più impegnative da gestire, ma si tratta sempre di una scelta che l’uomo, l’escursionista, l’alpinista deve fare.
Un consiglio… se non ve la sentite, non fatelo.
Un margine d’errore la maggior parte delle volte c’è, ma lo riconoscerete solo avendo fatto esperienza. Quindi meglio cominciare per gradi.

Tornando indietro cambieresti qualcosa del tuo approccio all’impresa?

Di sicuro mi dedicherei di meno alla preparazione fisica e cercherei di partire prima per evitare di incappare ancora in inconvenienti riguardanti la neve.
Qualcosa nello zaino lo cambierei, alcuni strumenti li toglierei, altri li integrerei.
Però resterei fedele al viaggio in solitaria e forse anche riguardo all’autonomia.

La tua avventura è stata anche digitale: potevi essere seguito sui social e tramite siti dedicati si poteva anche conoscere la tua ultima posizione. Credi che le tecnologie di internet e del mondo digitale possano contribuire a creare un nuovo modo di vivere la montagna?

Sono sicuro si stia già vivendo la montagna in maniera diversa e più ampia.
Vedo tuttora un sacco di foto scattate in luoghi montani, quest’anno mi è sembrato molto in voga il Lago di Braies, molti ci hanno camminato sopra, altri pattinato… altri ancora, nonostante l’enorme spessore del ghiaccio, sono rimasti a riva per paura.
Sono contento che la gente veda cose nuove o insolite sebbene siano cose molto semplici, ma ci si accorge che in fondo le cose belle sono davvero quelle semplici e spesso gratuite.

Come sono state le reazioni alla tua impresa?

Ho avuto un ottimo riscontro da parte del pubblico.
Essendo molto impegnato nel cammino e nel cercare di far andare tutto al meglio, non avevo molto tempo da dedicare ai vari social.
Una volta deciso di fermarmi ho cominciato a dedicare più tempo a quello che è stato il pubblico che mi ha seguito direttamente o indirettamente.
Chi dall’ufficio, chi da casa, chi dall’estero poteva seguire l’andamento del cammino e vedere l’Italia gratuitamente attraverso i miei occhi.
Ho scoperto di aver aumentato di molto quello che è il mio seguito, questo mi ha fatto pensare che stavo facendo qualcosa di bello, qualcosa di buono, non solo per me, ma anche per chi ha deciso di seguirmi.

Tenterai di nuovo il cammino completo del Sentiero Italia?

Questo è un quesito che tutt’ora mi tiene un po’ sulle spine.
Lo vedo come un cassetto ancora non chiuso, quindi non lo escludo.

Hai altri progetti in cantiere? Cosa bolle in pentola?

Mentre camminavo, oltre a parlare da solo, cantare e fischiettare pensavo a come dare un seguito al Sentiero Italia o comunque al mio viaggiare, vedere e scoprire il mondo.
Avevo trovato quello che poteva essere un degno seguito a questo cammino, ma…
Non avendo concluso questo mi viene difficile dedicarmi ad altro.

Grazie per aver dedicato il tuo tempo a queste domande! Ciao e buon cammino!


Per approfondire le attività svolte da Lorenzo Franco Santin vi lascio i siti web di riferimento:

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One thought on “Intervista a Lorenzo Franco Santin

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