Trekking Dorsale del Triangolo Lariano

Finalmente, dopo il trasloco qui in Lombardia, è arrivato il tempo per un vero e proprio trekking, e non solo per le escursioni giornaliere. Il tracciato che abbiamo seguito è la Dorsale del Triangolo Lariano, un percorso di due giornate sui monti racchiusi tra i rami del Lago di Como. Avevamo già provato a informarci durante l’inverno, ma la gran presenza di neve ci aveva portato a non tentare l’impresa. In seguito avevamo pensato di andarci per il weekend di Pasqua, ma alcuni problemi logistici ci avevano impedito di iniziare. Per consolarci avevamo affrontato l’escursione per il monte Cornagera e il monte Poieto. Alla fine, al terzo tentativo, abbiamo potuto davvero cominciare quest’avventura e viverla intensamente fino alla sua fine. Sono stati solo due giorni, ma sono bastati per dimenticare la frenesia della città, i suoi rumori, l’aria inquinata. Sono bastati per farci assaporare la natura.

Ecco il mio resoconto del trekking lungo la Dorsale del Triangolo Lariano!

1° giorno: Da Brunate al Rifugio Alpetto di Torno (29/04/2017)

Vista dal piazzale della funicolare Como-Brunate

Vista dal piazzale della funicolare Como-Brunate

La nostra avventura comincia da Como. Usciti dalla stazione dei treni ci incamminiamo verso la funicolare che ci porterà al paese di Brunate, da cui la Dorsale ha inizio. All’interno della funicolare i turisti si accalcano sui vetri per ammirare il bel panorama sulla città di Como e i monti circostanti. Diamo uno sguardo anche noi, consapevoli che certe visioni ci accompagneranno per due giornate intere, durante il nostro trekking.

Arrivati a Brunate iniziamo a seguire le indicazioni presenti nella descrizione del percorso, attenti al segnavia bianco e rosso con il numero 1, dedicato proprio alla Dorsale. Nel primo tratto all’interno del paese abbiamo qualche difficoltà a seguire esattamente il percorso giusto, in alcuni punti ci rendiamo conto di aver continuato su strade differenti, ma comunque arriviamo a passare per i punti di riferimento principali e riusciamo a proseguire. Cominciamo da subito in salita, ammirando le vette innevate delle Alpi in lontananza. Un panorama del genere non lo abbiamo mai visto, la visuale ci affascina e ci fa ben sperare per il proseguimento del trekking. Continuiamo a salire superando la Baita Bondella e il ristoro del Boletto Fabrizio, fino ad arrivare al primo bivio tra la Dorsale “classica” e la Dorsale “per cresta”. Esistono infatti due tracciati che si intrecciano in alcuni punti, così ognuno può personalizzare il proprio percorso come meglio desidera. A questo primo bivio imbocchiamo la via classica, procedendo su un comodo sentiero in mezzo al bosco e con alcuni tratti di neve, su cui iniziamo a vedere ampi scorci del lago di Como. Arriviamo dunque alla Bocchetta di Molina, a 1.116 metri di quota, dove ci fermiamo per pranzare.

Pausa pranzo a Bocchetta di Molina

Pausa pranzo a Bocchetta di Molina

Ci attende un nuovo bivio tra la Dorsale classica e quella per cresta e controllando le descrizioni optiamo per imboccare quella per cresta, con destinazione la cima del monte Bolettone, per evitare possibili tratti innevati sul fianco nord, lungo il sentiero dei faggi. Tuttavia subito dopo aver pranzato abbiamo qualche difficoltà a interpretare i sentieri che partono da Bocchetta di Molina. Alla fine dopo alcuni tentativi e con l’aiuto di un biker di passaggio riusciamo a ricostruire la situazione. Dalla Bocchetta si vedono tre tracce: una sulla sinistra che punta in alto, una diritta che si addentra nel bosco e una sulla destra che fiancheggia il monte. Imbocchiamo dunque il sentiero che va dritto da Bocchetta di Molina, ci addentriamo nel bosco di faggi fino al bivio effettivo tra la via classica e quella per cresta. Andiamo a destra, verso il Bolettone. La salita è abbastanza ripida e il pranzo pesa sullo stomaco, per questi motivi procediamo lentamente. D’altra parte i panorami che il sentiero verso il Bolettone ci offre sono impagabili. Arriviamo alla vetta, a quota 1.320 metri, facciamo una piccola sosta e firmiamo il libro di vetta, ritagliandoci uno spazio tra i tantissimi segni del passaggio di escursionisti di ogni età. Riprendiamo la camminata, arrivando alla Bocchetta di Lemna. Decidiamo quindi di continuare sul tracciato classico, passando sul versante del monte Palanzone fino a passare nei pressi del Rifugio Riella.

Superato il Rifugio Riella e il Cippo Marelli, un lieve belato attira la nostra attenzione. Un piccolo agnello è fermo di fronte a noi, ogni tanto bela: il suono è incantevole. Poco dopo transitiamo affianco a un gruppo di asini intenti a pascolare. Cerchiamo di non disturbarli e camminiamo per un breve tratto al loro fianco, finché non riusciamo a superarli e lasciarceli alle spalle. Sicuramente erano più tranquilli loro di noi! Continuiamo fino alla Braga di Cavallo dove, in prossimità di un gruppetto di faggi, pieghiamo a destra e imbocchiamo una ripida discesa che ci fa addentrare nel bosco fino alla Colma di Caglio. Qui troviamo un cartello che indica la direzione per il Rifugio Alpetto di Torno, in cui abbiamo prenotato per la notte. Iniziamo a seguire quella direzione, saltando un piccolo tratto della Dorsale, perché ormai c’è tutta l’intenzione di arrivare al rifugio, godersi un po’ di relax e lasciar riposare le gambe. Arriviamo alla Colma di Sormano, dove è presente un piccolo osservatorio, e poco dopo commettiamo un errore.

Una sosta per guardare le montagne

Una sosta per guardare le montagne

Infatti controllando la cartina notiamo che per arrivare al rifugio si può seguire un sentiero che si stacca subito sulla destra rispetto alla strada asfaltata che scende da Colma di Sormano. Seguiamo l’asfalto e ci infiliamo nella prima traccia di sentiero, in cui è comunque presente un cartello, divelto e poggiato a terra, che segna la direzione per l’Alpetto di Torno. Dopo venti minuti su quel sentiero, però, arriviamo di fronte a una zona recintata e con poco rassicuranti cartelli sulla caccia. Decidiamo perciò di telefonare al rifugio per avere chiarimenti e il gestore ci consiglia di tornare all’asfaltata e proseguire ancora più in discesa, per prendere poi un bivio più comodo verso il loro rifugio. Torniamo indietro piuttosto amareggiati, ma alla fine riusciamo ad arrivare al famoso bivio, poco dopo l’agriturismo Binda. Quello su cui camminiamo verso il rifugio però non è un sentiero, ma una vera e propria strada agricola.

Alla fine arriviamo all’Alpetto di Torno. Il rifugio è molto carino, anche abbastanza grande. La doccia calda è un toccasana rigenerante, dopo una giornata così intensa. Tuttavia devo ammettere che siamo rimasti un po’ delusi dalla cena. Sia io che la mia ragazza e compagna di avventure siamo vegani e l’abbiamo specificato in fase di prenotazione, ricevendo rassicurazioni da parte del cuoco, vegetariano tra l’altro, sul fatto che ingredienti come i legumi non sarebbero di sicuro mancati. In realtà una volta a tavola scopriamo che di legumi non ne hanno, perciò come secondo ci viene portato un piatto di verdure miste, dalle quantità inoltre piuttosto ridotte. Comunque sia, finita la cena ci ritiriamo subito in stanza per dormire e recuperare le energie per il giorno successivo. Dal letto, attraverso una finestrella sul tetto della stanza, vedo il cielo stellato. Può esserci modo migliore di addormentarsi?

2° giorno: Dal Rifugio Alpetto di Torno a Bellagio (30/04/2017)

Vista da Alpe Spessola

Vista da Alpe Spessola

Anche all’inizio del secondo giorno commettiamo qualche errore. Continuiamo oltre l’Alpetto di Torno e superiamo l’Alpe Grossa, ma poi non imbocchiamo il percorso corretto, perché la descrizione non è molto chiara e non troviamo segnavia che indichino la Dorsale. Nonostante ciò, aiutati da un altro escursionista e salendo a vista sul fianco del monte, arriviamo all’Alpe Spessola, dove ci ricongiungiamo con il tracciato ufficiale del trekking. Seguiamo la carrareccia in salita, affondando più volte nel fango della neve in scioglimento, fino ad arrivare a Terra Biotta, dove troviamo la neve ad accoglierci. Il panorama è completamente cambiato rispetto al giorno prima, sia perché le nuvole hanno preso il posto del sole, sia perché la neve ha preso il posto della terra e dell’erba. Da Terra Biotta, valutando la pesantezza delle nostre gambe, optiamo per non affrontare la salita al monte San Primo, per cui iniziamo la lunga discesa della Dorsale classica, arrivando all’asfalto presso l’Alpe del Borgo.

Continuiamo a camminare seguendo le indicazioni della Dorsale, superando Alpe delle Ville e lasciando dopo un po’ la strada principale per prendere un sentiero a destra. Iniziamo quindi a scendere di quota attraversando un bel bosco di faggi e aceri, fino all’alpeggio di Paum. Qui imbocchiamo una strada carrabile e maciniamo altri metri di dislivello in discesa, tralasciando entrambi i possibili innesti per andare sulla Dorsale per cresta. Arriviamo a Rovenza, dove ci fermiamo per un gustoso pranzo al sacco preparatoci dai cuochi del rifugio Alpetto di Torno. Una volta rifocillati riprendiamo il cammino, la continua discesa attraverso il bosco. Imbocchiamo la mulattiera per Bellagio, un tratto affascinante in mezzo alla foresta in cui sono presenti anche dei gradini sul terreno che agevolano l’andatura. Ormai manca poco alla fine, iniziamo a vedere scorci del lago di Como e del paese di Bellagio.

Arrivo sul Lago di Como

Arrivo sul Lago di Como

Arriviamo infatti in località Mulini del Perlo e proseguiamo su una strada carrabile, arrivando così a Guggiate, frazione di Bellagio in cui la Dorsale ufficialmente si conclude. Non pensando quasi più alla descrizione che abbiamo con noi, continuiamo sull’asfalto, quando veniamo interrotti da una gentile signora che ci indica una scorciatoia per arrivare giù. La ringraziamo e ci avviciniamo al punto dove si innesta la scaletta di cui ci ha parlato e proprio lì troviamo il segnavia numero 1 della Dorsale. Quasi senza accorgercene stavamo perdendo il vero tracciato, ma grazie alla signora siamo riusciti a porci di nuovo nel percorso corretto. Procediamo ancora in discesa fino ad arrivare a una piazzetta. Controlliamo la descrizione e tutto combacia: siamo arrivati alla conclusione della Dorsale del Triangolo Lariano. Proprio di fronte a noi, una panchina e la fermata dell’autobus che ci ricondurrà a Como. Ci sediamo e prendiamo fiato. L’idea iniziale era quella di continuare fino a Bellagio e visitarla un pochino, ma siamo un po’ stretti con gli orari dell’autobus, perciò decidiamo che torneremo un’altra volta. Per questa volta non facciamo altro che aspettare l’autobus e ripensare ai due giorni di montagne e sentieri  che abbiamo appena vissuto.

Ore di cammino:

  • 1° giorno: 7 ore e mezza
  • 2° giorno: 5 ore e mezza

Dislivelli:

  • 1° giorno: 700 m in salita, 400 m in discesa
  • 2° giorno: 325 m in salita, 1200 m in discesa

Link utili sulla Dorsale del Triangolo Lariano:

Ecco alcune foto scattate durante le giornate di trekking lungo la Dorsale del Triangolo Lariano!

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